Principi ed applicazioni:

Il Digiuno

dieta digiuno

Per digiuno intendiamo uno stato di privazione totale dagli alimenti, assecondata dalla nostra volontà o contro il nostro volere, come per esempio in alcuni stati patologici.

Durante un periodo di digiuno il corpo ricorre all’uso del grasso di deposito e del muscolo, per ricavare energia e sopravvivere.

L’uso di amminoacidi derivanti dalla degradazione delle masse muscolari è un processo che termina relativamente presto; il corpo perciò si adatta andando a selezionare, come carburante principale, i grassi di deposito.

In una fase iniziale di circa una settimana, il cervello è l’organo che, più di tutti, crea delle modificazione e si adatta al nuovo regime, iniziando ad usare corpi chetonici piuttosto che glucosio.

Una precisazione: il glucosio è la benzina principale di alcuni organi tra cui il cervello, mentre i corpi chetonici sono metaboliti che derivano da eccesso di una sostanza, l’acetil-CoA, in condizione di digiuno o diabete mellito.

Una riflessione è subito ovvia: non siamo mai realisticamente a digiuno, è più corretto dire che il corpo sta usando “un qualcosa” che ha in precedenza accumulato, come un surplus di calorie sotto forma di pannicolo adiposo.

Come mai il corpo “non muore” in condizioni di mancanza di energia esterna?

Abbiamo detto che il corpo si adatta, usando scorte endogene; in particolare questo processo viene detto chetosi, è un meccanismo di sopravvivenza ovvero uno stato di mancanza di glucosio derivante da un normale approvvigionamento di nutrienti.

L’origine del digiuno è oggettivamente ancestrale, in quanto legata a pratica religiose all’interno di un numero molto ampio di società antiche, dagli antichi greci alla cultura nomade degli Indiani d’America, dall’Islam al Cristianesimo.

A volte assistiamo all’uso del digiuno (penso allo sciopero della fame) inteso come strumento politico, vedi il caro e pacifico Gandhi o, per essere più vicini alla nostra storia, al recente Pannella.

Rimane quindi un segnale forte quello del digiunare, sia in caso di digiuno forzato per una malattia sia in caso di uno strumento di lotta e di affermazione dei propri diritti, sia nel caso di una scelta di rinnovamento del proprio corpo.

La comunità scientifica rimane combattuta: è un ottimo metodo per stare in salute o no?

Ad oggi quello che la società ci ha insegnato è che siamo in uno stato continuo di abbondanza di cibo: eccesso di grassi, eccesso di rilascio di insulina, troppi eventi stressogeni, troppe “calorie vuote”, troppi alimenti industrializzati.

Ricorrere a periodi di digiuno è un ottimo modo per permettere al corpo di liberarsi di tossine accumulate nel corso del tempo.

Nel corso dell’ultimo ventennio sono aumentate, di pari passo con l’aumentare dei dati scientifici a supporto del digiuno come terapia, le cliniche o gli ambulatori che permettono di seguire dei percorsi guidati.

Gli accaniti sostenitori del digiuno come terapia parlano di un corpo che ringiovanisce con sostituzione di tessuti vecchi da parte di tessuti nuovi ed una costante produzione di endorfine, molecole del “benessere psicofisico”.  Inoltre il grasso in eccesso, l’acido urico, i residui chimici e tutti i metaboliti derivanti da eventi stressogeni sono digeriti dalle cellule stesse come nutrimento e quindi riciclati.

La sessione o il periodo di digiuno sono quindi momenti di rinnovamento cellulare e di “riparazione” dell’organismo; questa pratica è quindi in contrapposizione alla vita veloce e frenetica che l’uomo occidentale fa ogni giorno e questo “riposo” del sistema digerente e del suo complesso meccanismo derivante da ingestione di cibo solido da processare, secondo la teoria del digiuno rappresenta un vero toccasana per il nostro corpo.

SOLUZIONE PERFETTA? NO. ECCO COSA NON FUNZIONA

Questa teoria trova grande applicazione come detto in cliniche o centri specializzati oppure in comunità che decidono di seguire questo percorso LONTANO DAGLI STRESS DEL QUOTIDIANO. Infatti se è vero pensare all’essere umano come la creatura che si sveglia e deve andare a coltivare la terra o raccogliere da alberi e cespugli i frutti di madre natura piuttosto che andare a caccia, a pesca o lavorare animali da cortile per procurarsi cibo e per portarlo alla sua famiglia o comunità, è anche vero che al giorno d’oggi non viaviamo più seguendo i ritmi circadiani e le regole di madre natura.

Ci svegliamo e siamo già in ritardo, mille pensieri, bambini da svegliare, vestire e portare a scuola mentre le prime mail, telefonate e messaggi di lavoro arrivano, poi meeting, colloqui, lavori di routine, segreteria, catena di montaggio o lavori fisici fino all’ora di pranzo dove dopo senza caffè facciamo fatica a riprendere il ritmo che ci porta a correre fino a sera prendendo bimbi dal dopo scuola o dopo allenamento, facendo spesa, preparando da mangiare, bucato, stendere, stirare e poi crollare davanti alla TV.. in questo ritmo forsennato il non mangiare contribuirebbe ad aumentare talmente tanto i livelli di adrenalina e stress da arrivare a sera già in fase di azione del sistema parasimpatico (il sistema nervoso che regola le funzione di riposo e relax) avendo finito tutte le energie del sistema simpatico (il sistema nervoso che ci tiene attivi). Ergo mangiare tanto con azione del parasimpatico ci porta ad accumulare molto grasso e riposare male.

Se a tutto questo ritmo di vita togliamo il cibo il nostro sistema nervoso simpatico rimarrebbe alterato anche la sera e non ci garantirebbe un buon recupero.

Il digiuno terapeutico per tanto deve essere condotto SOLO in comunità o gestito da azioni di meditazione e di contatto tra mente e corpo se lo protraiamo a sola acqua per più giorni in quanto non daremmo mezzi al nostro corpo per recuperare se stimolassimo il sistema simpatico.

Diverso invece è ciò che si può fare applicando queste teorie all’evoluzione dell’uomo moderno che vive in centri abitati e comunità ad alto livello stressogeno: VEDI STRATEGIC NUTRITION METHOD

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