A TAVOLA MEGLIO GREEN

Lo stile alimentare che promuoviamo da sempre è green, biologico, raw, rispettoso della natura e con protagoniste frutta e verdura rigorosamente coltivate in Italia. Strategic Nutrition ti svela il perché di queste scelte. Il mondo a… tavola.

Pensi Stati Uniti e subito ti vengono in mente junk food, fast food e cibi pre-cotti. Pensi Europa e immagini una cucina gourmet ma salutare. In effetti la maggior parte dei cittadini europei è convinta di seguire una dieta sana ed equilibrata con il giusto apporto di frutta e verdura, che non dovrebbero mai mancare nel menù quotidiano. Peccato però che la realtà sia diversa.

A dimostrarlo i dati presentati dall’Eufic (Consiglio Europeo dell’Informazione sul Cibo) che dimostrano quanto gli abitanti del Vecchio Continente siano lontani dalle quantità considerate ottimali. L’OMS, l’Organizzazione Mondiale Della Sanità consiglia almeno 5 porzioni al giorno di frutta e verdura per un totale di circa 400 gr, la quantità minima raccomandata, ma solo in poche nazioni si raggiunge questo valore. La media europea di consumo di verdure (considerando anche i legumi e la frutta secca) è pari a 220 grammi al giorno, mentre per la frutta è di 166 grammi al giorno, per un totale di 386 grammi al dì, quantità che rimane sotto la “dose” consigliata dall’Oms.

Dove si colloca l’Italia?
Nella parte alta della classifica. È uno dei pochi paesi che raggiunge l’obiettivo suggerito dall’OMS, ma c’è ancora molto da fare, soprattutto se pensiamo ai più giovani e ai bambini (che, si sa, storcono il naso davanti a frutta e verdura e, se in famiglia manca il buon esempio, è dimostrato che tenderanno a riprodurre la stessa dieta una volta diventati adulti). Secondo l’OMS inoltre un consumo adeguato di vegetali cambierebbe la mappa mondiale delle malattie cardiovascolari (si eviterebbero oltre 135mila decessi, un terzo delle patologie coronariche e l’11% di ictus, giusto per dare qualche numero) senza contare il loro ruolo fondamentale nel prevenire malattie croniche come il cancro, il diabete e l’obesità.

Noi non ci stancheremo mai di ribadire quanto sia importante mangiare “green” e soprattutto quanti vantaggi e benefici possano apportare al nostro benessere e alla nostra salute. La frutta e la verdura rappresentano infatti, insieme con altri gruppi di alimenti, l’essenza del concetto di dieta mediterranea, uno stile alimentare da promuovere e prediligere in tutte le fasi della vita (lo sapevano già, nel Medioevo, I Templari).

Fondamentale però scegliere “bene”. In primis, acquistando alimenti di provenienza italiana, privilegiando ortaggi e prodotti della terra ottenuti nel massimo rispetto della natura secondo i dettami dell’agricoltura biologica, e frutta coltivata utilizzando 
rigorosamente sostanze di origine naturale ed organica. Solo così avremo la garanzia di nutrirci senza temere di ingerire residui di trattamenti chimici e industriali (è dimostrato che i pesticidi, utilizzati spesso in agricoltura, possono causare danni all’organismo, specie in quello dei bambini e comprometterne lo sviluppo psico-fisico). Senza dimenticare poi che per trarne il massimo vantaggio ci si potrà avvalere di acqua alcalina ionizzata. Immergevi frutta e verdura permette infatti di rimuovere pesticidi e conservanti e contribuisce a restituirle le proprietà antiossidanti originarie, e, se utilizzata per la cottura, ne tutela i principi nutritivi e il colore. Un altro valido alleato è il bicarbonato di sodio, anch’esso capace di eliminare eventuali residui chimici e sporcizia.

A sottolineare questo concetto, un recente dossier presentato da Coldiretti, una vera e propria “Black List” dei cibi più contaminati e “contraffatti” che non perdono solo in sapore e valori nutrizionali, ma che possono essere dannosi per la salute poiché prodotti in condizioni non controllate. Stilato sulla base delle analisi condotte dall’Agenzia Europea per la Sicurezza Alimentare (Efsa) pubblicate nel “Rapporto 2015” sui Residui dei Fitosanitari in Europa, ha rivelato dati davvero preoccupanti. Il primato negativo appartiene alla Cina, da lì proviene il maggior numero di prodotti irregolari, con quasi il 92% dei campioni contaminati da micotossine, additivi e coloranti fuori legge.

I broccoli cinesi sono il prodotto meno sicuro, seguito a ruota dal prezzemolo del Vietnam con il 78% di irregolarità e dal basilico dall’India che è fuori norma in ben 6 casi su 10. Scendiamo in dettaglio. Nel dossier di Coldiretti si legge: “nella maggioranza dei broccoli cinesi è stata trovata la presenza in eccesso di Acetamiprid, Chlorfenapyr, Carbendazim, Flusilazole e Pyridaben; nel prezzemolo vietnamita si riscontrano Chlorpyrifos, Profenofos, Hexaconazole, Phentoate e Flubendiamide, mentre il basilico indiano contiene Carbendazim, che è vietato in Italia perché ritenuto cancerogeno”.

Nella top ten però ci sono anche altre presenze “illustri” delle nostre tavole. Le melagrane dall’Egitto, ad esempio, che superano i limiti in un caso su tre (33%), ma fuori norma anche l’11% delle fragole e il 5% delle arance. Con una presenza di residui chimici irregolari del 21% i pericoli si “nascondono” anche nel peperoncino della Thailandia e nei piselli del Kenia contaminati in un caso su dieci (10%). E i problemi riguardano anche la frutta dal Sud America, come i meloni e i cocomeri importati dalla Repubblica Dominicana che sono fuori norma nel 14% dei casi per l’impiego di Spinosad e Cypermethrin e il 15% della menta del Marocco.

Ma ci sono anche buone notizie.
“L’agricoltura italiana – sostiene la Coldiretti – è la più green d’Europa con 281 prodotti a denominazione di origine (Dop/Igp), il divieto all’utilizzo degli Ogm e il maggior numero di aziende biologiche, ma è anche al vertice della sicurezza alimentare mondiale con il minor numero di prodotti agroalimentari con residui chimici irregolari (0,4%), quota inferiore di quasi 4 volte rispetto alla media europea (1,4%) e di quasi 20 volte quella dei prodotti extracomunitari (7,5%)”.

Nel rapporto, accanto a frutta e verdura ci sono anche altri cibi tipici della nostra tradizione e cultura. Chiudendo un occhio sulla correttezza o meno delle scelte alimentari, ne citiamo uno soltanto: la pizza. Dalla mozzarella lituana al concentrato di pomodoro cinese, passando per l’olio tunisino e il grano canadese, quasi due pizze su tre servite in Italia sono ottenute da un mix di ingredienti provenienti da migliaia di chilometri di distanza, senza alcuna indicazione per i consumatori. C’è davvero di che riflettere prima di riempiere il carrello del supermercato…

Cosa aspettiamo quindi? Diamoci da fare in primis noi genitori ad imparare queste buone abitudini per trasferirle ai nostri figli!

A TAVOLA MEGLIO GREEN

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