ETICHETTA NON MENTE

Varchiamo l’entrata del supermercato brandendo fieri la nostra lista della spesa, determinati più che mai a riempire il carrello solo di alimenti sani e di qualità, in perfetta sintonia con la nostra scelta di seguire una dieta equilibrata e salutare evitando junk food, cibi preconfezionati e prodotti industriali.

Ma siamo veramente sicuri di conoscere esattamente ciò che mettiamo nel carrello, o meglio, abbiamo letto attentamente l’etichetta?

La risposta spesso è: no! Male.

L’etichetta è uno strumento importantissimo che ci permette di conoscere tutto ciò che è contenuto in un prodotto e le sue caratteristiche, quindi elenco degli ingredienti, tabella nutrizionale, termini di scadenza, modalità di conservazione, provenienza. Orientarsi però tra la miriade di diciture che riporta non è sempre facile e districarsi tra nomi, sigle, numeri e codici a volte è una vera impresa. Ecco perché noi di Strategic Nutrition abbiamo deciso di venire in soccorso aiutandovi a fare un po’ di chiarezza.

Innanzitutto due certezze. Tanto più è dettagliata l’etichetta e la descrizione degli ingredienti, tanto più facile sarà giudicarne la qualità. Il produttore è tenuto per legge a rispettare la veridicità delle informazioni quindi, ad esempio, la dicitura “olio di oliva extravergine di prima spremitura” indicherà un elemento nutrizionalmente migliore di un semplice “olio di oliva”. Altro dato di fatto, l’ordine con cui appaiono gli ingredienti. Non è casuale, ma è regolato dalla legge. I componenti devono essere riportati in ordine decrescente in relazione al peso. Ciò significa che il primo dell’elenco è quello quantitativamente più rappresentato e viva via seguiranno gli altri.

Ed è proprio scendendo verso il basso, scorrendo progressivamente tutti gli ingredienti, che arriviamo al punto critico: gli additivi. Gli additivi alimentari sono sostanze che vengono aggiunte al cibo per migliorarne alcune caratteristiche quali il tempo di conservazione, l’aspetto, il colore, il sapore. Bisogna sapere però che non sono dei veri ingredienti, che non hanno alcun valore nutrizionale e che non sono del tutto innocui come si potrebbe facilmente credere. Sebbene per alcuni non sia ancora stata provata la tossicità (mentre per altri è un dato di fatto) non si ha nemmeno la certezza che nel tempo e in quantità significative si rivelino nocivi per la salute. Sono classificati a seconda della funzione, il loro impiego è regolamentato a livello nazionale e comunitario e in etichetta sono identificati da una lettera e un numero. La lettera “E” significa che l’additivo è permesso in tutti i paesi dell’Unione Europea; il numero ne definisce la categoria di appartenenza. Vediamoli in dettaglio, così da conoscerli e di conseguenza evitare di acquistarli o almeno essere consapevoli dei rischi che comportano in tema di benessere.

Coloranti – Da E100 a E199. Donano agli alimenti una colorazione che li rende più appetibili e accattivanti poiché ne migliora significativamente l’aspetto . Ecc o perché sono usati in particolare in caramelle, dolciumi, snack, bibite gassate, le cui cromie vivaci e “golose” attraggono i bambini come calamite. Attenzione però sono proprio gli junior il loro bersaglio privilegiato: causano iperattività e mancanza di concentrazione nei più piccoli (una dicitura che spesso compare per esteso in etichetta). Quelli gialli (E102, E110), sono poi controindicati per gli allergici all’acido acetilsalicilico e agli asmatici.

Conservanti – Da E 200 a E210. Impediscono lo sviluppo di batteri, lieviti e muffe rallentando il processo di deterioramento degli alimenti e protraendone i tempi di conservazione. Alcuni sono sospetti: E210, E211 e da E212 a E217. Inoltre, l’E220 indica l’anidride solforosa che è tossica.

Antiossidanti – Da E300 a E322. Evitano l’ossidazione dei cibi impedendo che il colore cambi o scurisca e che i grassi si ossidino, irrancidendosi. Si trovano nei prodotti da forno, cereali, biscotti e merendine. L’acido L-ascorbico (E300, E304) non è tossico ma lassativo; il butilidrossianisolo (E320), distrugge la vitamina D, aumenta i livelli di colesterolo e causa allergie; la lecitina di soia (E322), in sé non è tossica ma favorisce la metabolizzazione e il trasporto degli acidi grassi dal fegato alla periferia e in dosi elevate può causare malassorbimento intestinale.

Correttori di acidità – Da E325 a E385. Apportano all’alimento un gusto acidulo. L’E330 è tossico, da E338 a E341 sono sospetti.

Addensanti, emulsionanti, gelificanti e stabilizzanti – Da E400 a E495. Migliorano la consistenza del cibo e ottimizzano l’aggregazione degli ingredienti che altrimenti tenderebbero a separarsi. L’acido alginico, gli arginati (da E400 a E405) e le carragenine (E406 E407) utilizzati soprattutto nelle salse per renderle cremose, possono provocare reazioni allergiche e in grandi quantità alterare il metabolismo. Sorbitolo e mannitolo (E420 ed E421), sono responsabili di problemi allo stomaco. Mono e digliceridi degli acidi grassi (E471) contenuti spesso in merendine e biscotti vengono riconosciuti e utilizzati dall’organismo al pari dei grassi.

Sali e agenti lievitanti, vanno da E500 a 585.

Esaltatori del gusto – Da E600 a E640. Uno tra tutti, il più noto: il glutammato monosodico (MSG o estratto di lievito) ovvero E620 ed E621. Rafforza il gusto degli alimenti e viene usato in dadi per brodo, salse, snack salati, piatti pronti, patatine. Causa mal di testa, squilibri ormonali, obesità e danni celebrali.

Dolcificanti artificiali o sintetici ed edulcoranti. Da E950 a E967. Provocano principalmente problemi intestinali: alcuni sono potenzialmente cancerogeni: l’aspartame E951 rilascia metanolo e formaldeide, causa di tumori celebrali e leucemie; l’acesulfame-K non è metabolizzato dall’organismo e sembra favorire l’insorgere del cancro.

A noi di Strategic Nutrition preme inoltre segnalare la pericolosità di alcuni tra additivi più comuni e diffusi, presenti nei cibi che consumiamo abitualmente la cui azione dannosa, proprio perché spesso li troviamo sulle nostre tavole, viene sottovalutata.

Nitrati (E429, E250) e Nitriti (E251, E252) sono conservanti utilizzati nei salumi, negli insaccati e nelle carni lavorate per impedire lo sviluppo di un batterio, il Clostridium botulinum, il botulino, una tossina mortale. Inoltre ne mantengono vivace il colore e ne migliorano il sapore. I nitrati in piccole dosi non sono dannosi; i nitriti, al contrario, legandosi alle ammine presenti in altri cibi formano le nitrosammine, considerate potenzialmente cancerogene (cervello, pancreas e colon).

I Solfiti (da E 220 a E227), vengono aggiunti alla frutta secca e al vino per evitarne la fermentazione e l’imbrunimento naturale. Sono irritanti per l’esofago, provocano reazioni allergiche e distruggono la vitamina B1, fondamentale per il sistema nervoso. Per questo possono favorire l’iperattivismo infantile.

I Polifosfati (E450) si trovano negli insaccati cotti e nei formaggi fusi. Possono essere all’origine di problemi digestivi. Inoltre, forniscono all’organismo un elevato quantitativo di fosforo che, per poter essere eliminato, deve legarsi ad atomi di calcio. Il che si traduce in una perdita di calcio a scapito di ossa e denti.

Infine, ricordiamo che oli e grassi idrogenati e non idrogenati presenti nei prodotti da forno, negli snack e nei surgelati, olio di palma in primis, subiscono un processo chimico che ne modifica la natura e li rende capaci di alterare il livello di colesterolo, di influenzare la pressione di indebolire i vasi sanguigni aprendo la strada a dislipidemie e patologie cardio-vascolari.

La soluzione?

Noi di Strategic Nutrition consigliamo di acquistare il più possibile cibi biologici e freschi, e di riscoprire le ricette della cucina tradizionale avvalendosi di ingredienti di qualità, poco trattati, cucinati in modo semplice e leggero senza aggiunte di condimenti, salse, topping e alimenti frutto di lavorazioni industriali.

ETICHETTA NON MENTE

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