PROVA-COSTUME IN AGGUATO: IMPARIAMO DAI TEMPLARI

Devo perdere almeno cinque chili prima dell’estate!

Ci siamo. È arrivata la bella stagione. Più del calendario e del meteo è questa frase, che rimbalza un po’ ovunque in tutte le conversazioni, a sancirne l’arrivo, rivelando l’incubo di molti, in particolare di chi quest’inverno ha fatto di alimentazione squilibrata e inattività fisica il leit motiv delle sue giornate: la temutissima “prova-costume”.

La prima regola è non cadere nell’errore (frequentissimo…) di affidarsi a una dieta lampo, soprattutto se “fai da te”, o basata sull’eliminazione di alcuni alimenti, o ancora frutto di una moda o perché adottata dalla celebrities del momento per rimettersi in forma.

Fondamentale, invece, adottare uno stile alimentare equilibrato e sano tutto l’anno, imparando a mangiare meglio evitando junk food e calorie vuote, prediligendo cibi ricchi di sostanze preziose e nel rispetto delle proporzioni dei macronutrienti fondamentali.

Una dieta “miracolosa” ci faccia perdere rapidamente i chili accumulati in inverno ora (ma anche tutto l’anno in verità) non esiste ed è solo controproducente: l’effetto Yo-Yo è sempre in agguato, si rischia di recuperare in poco tempo i chili persi (e spesso con gli interessi), senza dimenticare le conseguenze sulla salute, sindrome metabolica, in primis.

A conferma di tutto questo, un recentissimo studio condotto da quattro medici che ha indagato quello che fino ad oggi era considerato uno dei “segreti” dei Templari: la loro straordinaria longevità. In un’epoca storica, il Basso Medioevo, in cui l’aspettativa di vita oscillava tra i 25 e i 40 anni, i Cavalieri di quest’Ordine (Pauperes Commilitones Christi Templique Salomonis, I poveri compagni d’armi di Cristo e del tempio di Salomone) vivevano mediamente 40 anni in più dei loro contemporanei, superando molto spesso i 70 anni (un po’ come gli ultra-centenari di oggi). Ne è un esempio Jacques de Molay, l’ultimo Maestro dell’Ordine, morto a 71 anni non per cause naturali ma perché condannato al rogo.

“È evidente che c’era una peculiarità nel loro stile di vita che li portava a vivere più a lungo degli altri, riconducibile in primo luogo alla loro alimentazione”, dichiara Francesco Francheschi, direttore del reparto di Medicina d’Urgenza del Policlinico Gemelli di Roma e autore, con i colleghi Roberto Bernabei, Giovanni Gasbarrini e Peter Malfertheiner, della ricerca “The Diet of Tempalr Knights: Their Secret to Longevity?” (La dieta dei Cavalieri Templari: il loro segreto di longevità?), pubblicato sulla rivista scientifica internazionale Digestive and Liver Disease. Nel Medioevo, si legge, l’alimentazione era ricca di grassi e calorie, nelle classi più ricche si consumava molta carne e la gotta era una delle patologie più diffuse. Come l’obesità, simbolo di ricchezza e opulenza, e il diabete mellito, senza contare che i livelli di trigliceridi e colesterolo erano molto alti. I Templari, invece, avevano un concetto di alimentazione molto “moderno”, quasi un antesignano della dieta mediterranea, che combatteva tutte queste malattie.

Questi monaci-cavalieri seguivano i precetti sanciti dalla “Regola Templare Latina”, un manuale di vita che dettava norme igieniche e alimentari codificate da Bernardo di Chiaravalle. L’articolo X, ad esempio, stabiliva che “Tre volte la settimana vi sia sufficiente di rifocillarvi si carne, a meno che non cada il giorno di Natale, di Pasqua, la festa di Santa Maria, di Tutti i Santi, perché il troppo mangiar carne guasta la salute del corpo”. Per tale motivo limitarono molto l’uso della carne (oltretutto era vietato loro il consuma di cacciagione e la caccia per fini alimentari) e, spiega il professor Franceschi “la sostituirono con pesce, uova, verdure e soprattutto legumi (che oggi, invece, si consumano poco, fonte naturale di probiotici presenti in natura dagli effetti positivi e protettivi sulla flora gastrointestinale”.

Un regime alimentare che, come abbiamo già scritto contrastava le più diffuse patologie del Medioevo, con una “tavola” a ridotto contenuto di grassi che allontanava il rischio di tumori del tratto digestivo e di sindrome metabolica che da sempre costituisce un terreno privilegiato per l’insorgere di malattie cardiovascolari, diabete e tumori. L’uso del pesce, si è visto, era molto frequente, ma poiché era difficile procurarselo nelle località lontane dal mare e dei fiumi, i Templari allevavano il pesce che mangiavano rivelandosi degli antesignani della piscicoltura. Inoltre, sottolinea ancora la ricerca “consideravano i frutti di mare un ottimo sostituto della carne e in questo modo beneficiavano dell’effetto benefico degli acidi grassi Omega-3 sui livelli ematici di colesterolo e trigliceridi, oltre all’effetto antiossidante e antidepressivo dei molluschi”. Accanto, in primo piano anche i formaggi (sembra addirittura che il Brie sia nato in una precettoria dei nostri Cavalieri), la frutta e l’olio d’oliva.

Anche il loro modo di bere era migliore rispetto ai canoni del tempo. Il vino “classico” era molto razionato e in sostituzione gli appartenenti all’Ordine preferivano il vino di palma cui veniva aggiunta polpa di canapa e aloe vera (pianta dotata di azioni antisettiche e fungicide molto utile nei paesi con climi desertici caldi. “Questo tipo di vino – spiega Franceschi – presente specialmente in Terra Santa, è caratterizzato da un basso grado alcoolico e oggi sappiamo che il basso contenuto di alcool ha una proprietà antiaggregante piastrinica del tutto simile a quella della cardioaspirina. Lo stesso vino di palma serviva poi a liberare l’acqua da parassiti e agenti patogeni”.

L’acqua che bevevano, inoltre, era spesso insaporita con succo di arancia o agrumi che oltre a disinfettarla fornivano vitamina C e licopeni, elementi utili sul piano metabolico e per l prevenzione di numerose patologie.

Ulteriori “plus” gli stretti controlli che interessavano tutta la filiera cui era sottoposto il cibo che consumavano, così da portare in tavola solo alimenti di buona qualità e privi di eventuali pericoli di trasmissione di malattie virali o parassitarie, e una particolare attenzione alle norme igieniche basilari.

Oltre alle regole scritte, i Templari erano tenuti a rispettare dei principi di comportamento volti a limitare il diffondersi o l’insorgere di infezioni e malattie. I refettori dovevano essere curati e ben tenuti e le tovaglie sempre pulite; avevano l’obbligo lavarsi le mani prima di mangiare (centinaia d’anni prima della teorizzazione dei batteri), e vietavano a chi faceva lavori manuali (maniscalchi o contadini, ad esempio) di servire il cibo così da tutelarne l’igiene ed evitare eventuali contaminazioni.

Nessun mistero e nessuna magia quindi si celano dietro il “segreto” della longevità dei Templari. Semplicemente avevano scoperto uno stile di vita sano, un buon bilanciamento nutrizionale, una dieta equilibrata, diremmo oggi, che mediava in modo ottimale le due alimentazioni tipiche del Medioevo: quella dei nobili che si ammalavano per l’eccessivo consumo di carne; e quella dei monaci, spesso deboli ed emaciati, provati dalle astinenze e dai digiuni. Il tutto unito da uno stile di vita “sano” con protagonista l’attività fisica poiché, essendo militari, erano tenuti a fare quotidianamente molto esercizio.

Come concludere? Citiamo ancora gli autori dello studio: “Crediamo che la dieta e le abitudini di vita potrebbero essere la spiegazione per la straordinaria longevità dei Templari: se questo è il caso, il motto “imparare dl passato” non è mai stato così appropriato”.

PROVA-COSTUME IN AGGUATO

Strategic Nutrition Bologna

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